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Marche, primi in Italia nel calo dei protesti

Sempre meno cambiali e assegni a vuoto

Assegno

Nonostante i primi, timidi, segnali di ripresa, i marchigiani continuano a dimostrare una grande cautela nei rapporti d’affari. Cittadini e imprenditori sono sempre più prudenti nell’accettare promesse di pagamento. Insomma, non si fidano di cambiali e assegni. Temono siano scoperti e preferiscono essere pagati con contanti e carte di credito. Ad affermarlo è il presidente di Unioncamere Marche Graziano Di Battista, che ha presentato le statistiche per il 2014 sui protesti e le cambiali nelle Marche, elaborati da Infocamere su dati del “Registro informatico dei protesti”.

Le Marche” commenta Di Battista “sono la Regione dove lo scorso anno si è registrata la frenata più vistosa dei protesti, con un calo del 28,1 per cento rispetto al 2013. Seguono l’Abruzzo (-26,7) e il Veneto (-26,4). L’unica regione in controtendenza è stata la Valle D’Aosta, dove l’anno scorso il numero dei protesti è cresciuto del 9,7 per cento. Anche in termini monetari la diminuzione più evidente si è registrata nella nostra regione, con un calo del valore di protesti del 48,3 per cento. Al secondo e terzo posto la Sardegna (-44,6) e il Lazio (-39,1). La crisi ha spinto i possibili creditori ad accettare con più difficoltà forme di pagamento ritenute non affidabili, mentre imprese e consumatori sono più cauti nell’assumersi impegni economici, anche a breve termine. Insomma i marchigiani non si fidano più ad accettare in pagamento cambiali, tratte ed assegni

Complessivamente nelle Marche i protesti lo scorso anno sono stati 24.092 per un valore di 52,4 milioni di euro. A risultare sempre più preponderante è il peso delle cambiali non pagate (21.128 per un valore di 36,4 milioni di euro) mentre sono sempre meno gli assegni a vuoto (2.964 pari a 16 milioni di euro).

Dimezzato nelle Marche il peso dei pagherò modello “cabriolet”, soprattutto grazie alla frenata degli assegni scoperti. Ma cambiali e assegni a vuoto continuano comunque a circolare sul territorio regionale, anche se molto meno rispetto agli anni prima della crisi.

Il numero più alto di “farfalle” circolanti si ha nella provincia di Pesaro Urbino, con 6.444 protesti di cui 5.554 cambiali non onorate. Segue Macerata con 6.277 titoli non riscossi di cui 5.556 cambiali. Ad Ascoli Piceno i protesti sono 5.365 con 4.724 titoli cambiari ed ad Ancona 5.146 di cui 4.555 cambiali. Infine Fermo dove i protesti nel 2014 sono stati appena 860 con 729 cambiali.

Quella che i nostri piccoli imprenditori, soprattutto subfornitori, combattono per schivare le insolvenze” afferma Di Battista “è una battaglia quotidiana, che li ha costretti a diventare più selettivi nella scelta di clienti e committenti. Anche per questo protesti e cambiali sono diminuiti nella nostra regione.

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