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Confindustria Marche sui dati dell’export regionale nel primo trimestre del 2026

Il presidente Cardinali: "È senza dubbio un dato incoraggiante, ma merita un'analisi approfondita"

Roberto Cardinali

Il tasso di crescita export dell’intera manifattura marchigiana (+15,5%) nel primo trimestre 2026 è senza dubbio un dato incoraggiante, ma merita un’analisi approfondita per non perdere di vista l’urgente obiettivo di rafforzare il nostro sistema industriale nei mercati esteri”. È la valutazione del presidente di Confindustria Marche, Roberto Cardinali, sui rilevamenti relativi al periodo gennaio-marzo 2026.

L’incremento rilevato potrebbe indurre a concludere che il settore industriale abbia registrato un’espansione. Guardando ai singoli settori, si nota tuttavia un incremento fortemente influenzato dalla performance eccezionale di un singolo comparto, quello dei mezzi di trasporto e, in particolare, della cantieristica navale, che chiude il I trimestre 2026 con un fatturato di quasi 595 milioni a fronte dei 45 milioni registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. Altri comparti evidenziano variazioni molto contenute e permangono alcune negatività, come le filiere della moda (-5,6% per l’abbigliamento; -6,8% per pelli e calzature), della chimica (-4,4%), della farmaceutica (-10,2%), della gomma-plastica (-10,4%) e degli apparecchi elettrici (-6,8%). Risultano sostanzialmente stabili i metalli e i prodotti in metallo, mentre si apprezza una crescita per computer e prodotti elettronici (+2,8%) e macchinari (+5,6%). Al netto della cantieristica navale, quindi, registriamo una percentuale sostanzialmente stabile per la meccanica.

“Il dato trimestrale, certamente incoraggiante, mostra comunque che la crescita complessiva delle esportazioni non è ancora diffusa né generalizzata, ma trainata da alcuni comparti altamente specializzati. Al netto dell’eccezionale performance della cantieristica, avremmo avuto un segno meno – continua Cardinali – Non va dimenticato che il 2025 si è chiuso con una flessione dell’export marchigiano nell’ordine del 7,6%, a fronte di una crescita nazionale del 3,3%. Dati eclatanti, in positivo o in negativo, su archi di tempo limitati come un trimestre, vanno letti con cautela. Non dobbiamo perdere di vista l’obiettivo di una politica industriale mirata e lungimirante, che operi per il rafforzamento degli investimenti e della competitività, puntando a favorire il consolidamento delle imprese marchigiane e delle filiere produttive. Tutti gli indicatori evidenziano infatti la maggiore capacità delle imprese più strutturate di affrontare discontinuità e incertezze dei mercati. A livello nazionale, le imprese con meno di 10 addetti rappresentano circa il 40% delle imprese esportatrici, ma generano solo l’1,5% dell’export complessivo. Al contrario, meno dell’8% delle imprese con almeno 100 addetti realizza oltre il 70% del valore esportato. I numeri indicano chiaramente le leve da muovere per rafforzare il sistema: puntare su crescita dimensionale e tecnologica dell’industria diventa essenziale per la crescita dell’intera economia regionale.

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