Artigianato, calano le imprese e i lavoratori nelle Marche
È quanto emerge dal Rapporto EBAM relativo alle imprese artigiane con dipendenti

Il tradizionale appuntamento con l’Assemblea dei Soci di Ebam, Ente Bilaterale Artigianato Marche, è stata l’occasione per presentare il Rapporto Ebam sui dati delle imprese artigiane con dipendenti (escluso il settore delle costruzioni). La sintesi è che, considerando la difficile congiuntura, le tensioni internazionali e l’aumento del prezzo dell’energia e dei carburanti, cresce il ruolo della bilateralità per orientare le scelte delle imprese artigiane e per fornire proposte adeguate in termini di politica industriale del lavoro.
La sintesi dei dati è stata illustrata da Cinzia Marincioni, Direttrice di Ebam Marche.
“Le prestazioni – ha detto – registrano un incremento straordinario rispetto alla rilevazione dell’anno precedente con un totale di 6.312 domande e contributi erogati per 2.834.452 euro, pari al doppio dell’anno precedente. Le imprese hanno ricevuto contributi per innovazione tecnologica, occupazione aggiuntiva, formazione professionale per 1.484.183 euro mentre le persone (lavoratori, titolari, soci e collaboratori familiari) hanno ricevuto contributi per spese sanitarie, spese per l’istruzione, la maternità, asili nido, bollette energia elettrica, congedi parentali, integrazioni salariali per sospensione dal lavoro e per malattia per 1.436.741 euro. A conferma di una maggiore diffusione e conoscenza del ruolo dell’Ente bilaterale e di una crescente urgenza di sostegno alle spese dei lavoratori e delle loro famiglie e quella per gli investimenti alle imprese”.
Per Riccardo Battisti, Presidente Ebam: “Nell’anno 2025 il nostro ente ha potuto erogare prestazioni di sostegno al reddito dei lavoratori e contributi alle imprese per una somma aggiuntiva pari a 1.400.000,00 euro, grazie all’entrata in vigore della nuova contribuzione regionale. Tale disponibilità ha consentito di essere concretamente al fianco delle imprese e dei lavoratori in una fase in cui la congiuntura internazionale ha ulteriormente aggravato la già debole crescita economica del nostro Paese, con ripercussioni ancora più marcate per la nostra regione. Gli strumenti della bilateralità introdotti sono stati ampiamente apprezzati e utilizzati: dalle imprese per sostenere investimenti e percorsi di formazione; dai lavoratori come integrazione al reddito e copertura di spese sanitarie, scolastiche ed energetiche. Per l’anno in corso si prevede un ulteriore incremento dell’impegno di spesa, in considerazione della ripresa dell’inflazione e della conseguente riduzione del potere d’acquisto, fenomeno che incide con maggiore intensità sulle famiglie a più basso reddito. Essere al fianco di imprese e dei loro dipendenti è l’obiettivo strategico di EBAM Marche e vogliamo esserlo rispondendo sempre in maniera efficace e tempestiva”.
Per Leonardo Bartolucci, Vicepresidente Ebam: “L’incremento del numero delle prestazioni economiche a favore di dipendenti e imprese artigiane era un obiettivo che l’Ebam si era posto e che vedrà un suo ulteriore aumento nel corso di quest’anno. Questo dimostra che la bilateralità marchigiana è riuscita a trovare le risposte adeguate ai bisogni delle aziende in un contesto così complesso come quello che stiamo vivendo ma anche alle necessità dei lavoratori con contributi legati alle esigenze di chi ha figli, genitori non autosufficienti oppure spese legate alla salute o all’abitazione solo per citarne alcune tra le diverse previste. Mantenendo sempre attenzione alla sostenibilità Ebam si conferma un importante presidio di valorizzazione dell’artigianato e di sostegno economico ai lavoratori”.
Nel dettaglio le rilevazioni a cura del Centro Studi hanno registrato che i dati delle imprese indicano una lieve flessione del 2,5% a ottobre 2025 rispetto all’ottobre 2024 in tutti i comparti. Il totale rilevato è di 10.092 (erano 10.353 nel 2024) di cui il settore della meccanica rappresenta il 35,5% con 3.586 imprese, quello dei Servizi alla persona il 17% con 1.731 imprese, quello dell’Alimentare il 13% con 1.309 imprese, il settore Moda l’11% con 1.128 imprese, il Settore Legno il 6% con 644 imprese etc.
L’occupazione pari a 48.414 lavoratori (erano 49.144 nel 2024) cala dell’1,5% rispetto al 2024 (- 730 lavoratori). Resta il primato dell’occupazione al settore della meccanica con il 36,8% (17.846 lavoratori), davanti al settore della Moda con il 15% (7.263 lavoratori). A seguire l’Alimentare con il 13% (6.367 lavoratori), i Servizi alla persona con il 9% (4.555 lavoratori), il Legno con il 7,7% (3.775 lavoratori) e Servizi alle imprese con il 5,4% (2.645 lavoratori).
Il settore più colpito riguarda le imprese della Moda con un calo del 6,8% (- 83 aziende). La meccanica scende del 3,2% (-121 aziende), aumentano i Servizi alle imprese del 14,3% (+66 imprese) mentre, per quanto concerne gli occupati, nella Moda il calo è del 7,7% (- 607 lavoratori), nel Legno del 7,7% (-290 lavoratori) nella Meccanica dell’1,8% (-328 lavoratori) mentre aumenta nell’Alimentare del 2,5% (+155 lavoratori) e nei Servizi alle imprese del 13,5% (+315 lavoratori).
La media degli addetti resta a 4,8 e svetta il settore Moda con 6,4, il Legno con 5,8 settori più strutturati.
I lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato rappresentano l’87%; nel settore della meccanica e della Moda raggiunge il 91% e nel Legno l’89% e scende al 74% nell’Alimentare.
Il 70% è impiegato a tempo pieno con punte dell’81% nella Meccanica, dell’83% del Legno e 74% della Moda. Nei servizi alla persona rappresenta invece il 33% e nell’Alimentare il 48%.
La quota di occupati nella fascia da 1 a 5 lavoratori è pari al 34% mentre quella da 6 a 15 al 43,5% ed oltre 15 dipendenti al 22% e quindi l’occupazione si concentra per il 65,5 % nelle fasce più alte.
Il lavoro maschile rappresenta il 58% e femminile il 42%. Nei settori dei servizi alle persone aumenta all’86%, nella Moda al 62% e nell’Alimentare al 61%.
Il ricorso gli ammortizzatori sociali attraverso F.S.B.A., il Fondo di solidarietà per l’artigianato, ha visto erogazioni per 11 milioni di euro (-27% rispetto al 2024 che erano stati 15 milioni) ed il settore Moda (calzature ed abbigliamento) ha richiesto il 60% delle risorse pari a 6,7 milioni di euro. La provincia di Fermo ha richiesto il 39% e quella di Macerata il 29% (+5% rispetto al 2024), province dove si concentrano le imprese del settore Moda.
Le ore di sospensione del lavoro si sono ridotte del 29%: quelle richieste sono state 1.003.203 e nel 2024 erano state 1.416.580
Nel primo trimestre 2026, rispetto a quello del 2025 si rileva un lieve calo ma il settore Moda raggiunge il 66% delle risorse richieste, la Meccanica il 15% ed il Legno l’8%.



















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