“La cultura non è un bene accessorio ma vitale per l’economia delle Marche”
"Lo dicono i numeri"

La cultura marchigiana segna un’estate di straordinaria vitalità, caratterizzata dal successo di manifestazioni come il Rossini Opera Festival, il Macerata Opera Festival, la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, Popsophia e numerosi appuntamenti diffusi sul territorio.
Un cartellone ricco che non solo valorizza l’identità regionale, ma conferma la cultura come componente strutturale dell’economia delle Marche.
Secondo le elaborazioni della Fondazione Symbola e di Unioncamere (rielaborate dal Centro Studi CNA Marche), il sistema culturale e creativo genera oltre 2 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,1% dell’economia regionale. Un comparto che produce ricchezza, lavoro qualificato e un indotto diffuso, con una presenza capillare di imprese in tutte le province.
Accanto a questa lettura, CNA Marche ha aggiornato la rilevazione sulla reale consistenza delle imprese culturali marchigiane, basandosi sugli attuali codici Ateco: una fotografia puntuale e aderente alla realtà, che restituisce un quadro più completo rispetto alle analisi limitate ai soli dati Symbola.
La rilevazione CNA Marche su dati della Camera di Commercio conta 2.691 imprese culturali attive nelle cinque province, distribuite in tutti i principali comparti: editoria, audiovisivo, spettacolo, musica, architettura, pubblicità, progettazione, fotografia, arti performative, musei, biblioteche e conservazione del patrimonio.
Le province di Ancona (662 imprese) e Macerata (653) guidano la distribuzione territoriale, seguite da Pesaro e Urbino (571), Fermo (423) e Ascoli Piceno (382). Una geografia che conferma la vocazione culturale di molte aree della regione, con punte di eccellenza consolidate e filiere creative in crescita.
Le Marche nel confronto nazionale
I dati Symbola–Unioncamere collocano le Marche tra le regioni italiane con un medio alto peso della cultura sull’economia: Marche: 5,1%. Solo territori con grandi capitali culturali come Lazio (8,1%) e Lombardia (circa 6%), Emilia Romagna, Veneto e Piemonte (tra il 5,5 e il 6%), superano nettamente questo valore.
Le Marche si confermano quindi sopra la media del Mezzogiorno e perfettamente allineate alle regioni del Centro-Nord, con una performance culturale superiore a quella di regioni molto più popolose.
Le principali analisi nazionali e internazionali (Symbola, Federculture, OCSE) stimano che ogni euro investito in cultura genera tra 1,8 e 3 euro di ricaduta economica complessiva sul territorio, considerando indotto turistico, filiere produttive collegate, servizi, commercio, occupazione diretta e indiretta, reputazione territoriale e attrattività.
Applicando questo moltiplicatore ai dati marchigiani, la cultura si conferma uno dei settori con il più alto ritorno economico per euro investito, soprattutto nelle province con forte vocazione culturale e presenza di festival di rilievo internazionale.
«Questi numeri confermano che la cultura non è un settore accessorio, ma una leva economica strategica» dichiara Maurizio Paradisi, presidente CNA Marche. «La capacità di generare valore, lavoro qualificato e indotto è evidente: ogni euro investito in cultura ne restituisce al territorio fino a tre volte. Per questo è fondamentale garantire continuità nelle politiche regionali e strumenti stabili di sostegno alle imprese culturali.»
Paradisi aggiunge: «In questi giorni sono circolate analisi basate solo su una parte dei dati disponibili. CNA Marche ritiene invece essenziale offrire una lettura completa: ai numeri Symbola–Unioncamere, che misurano il valore generato dall’intera filiera culturale e creativa, affianchiamo i dati camerali aggiornati che fotografano le imprese attive. Solo così si comprende davvero la forza del settore.»
«In questo contesto il comparto cinema e audiovisivo marchigiano è in crescita e sempre più riconosciuto a livello nazionale» afferma Alessandro Tarabelli, presidente CNA Cinema e Audiovisivo Marche. «Le produzioni, i festival e le attività formative generano ricadute economiche significative e contribuiscono a costruire identità e attrattività. La cultura restituisce valore al territorio: investire significa attivare filiere, creare lavoro e rafforzare la reputazione delle Marche come regione creativa.»
«Le imprese culturali marchigiane raccontano il territorio, generano valore e costruiscono identità» concludono Paradisi e Tarabelli «l’estate appena trascorsa lo dimostra: la cultura è una leva di sviluppo che va sostenuta con continuità, visione e politiche adeguate. E va misurata con dati completi che diano l’esatta consistenza del settore.



















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