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“Sei anni di governo Acquaroli nelle Marche e siamo ancora al punto di partenza”

Mangialardi: "Sanità e rifiuti: ritardi, riforme da fare e scelte ancora da compiere. Troppi annunci, poca programmazione"

Mangialardi su intervista ad Acquaroli

L’intervista di Ferragosto del Presidente Acquaroli, al di là dei toni rassicuranti, contiene un’ammissione politica molto pesante: dopo quasi sei anni di governo regionale, sui dossier decisivi per il futuro delle Marche siamo ancora davanti a ritardi, correzioni di rotta, riforme da riformare e scelte fondamentali ancora tutte da compiere.

Il tempo dello scaricabarile è finito: la spiegazione utilizzata durante tutto il primo mandato (“è colpa di quelli di prima”) non funziona più, perché “prima” c’erano sempre loro.

Acquaroli governa le Marche dal 2020 e ha avuto un’occasione probabilmente irripetibile: accompagnare una fase di profonda trasformazione attraverso le enormi risorse messe a disposizione dal PNRR.

Serviva una visione delle Marche dei prossimi vent’anni. Troppo spesso abbiamo visto invece prevalere la propaganda sul progetto, l’annuncio sulla programmazione.

Ciò appare in modo evidente su due temi in particolare: sanità e gestione rifiuti.

Sulla sanità, il Presidente Acquaroli ha voluto nella sua intervista magnificare i presunti progressi compiuti sulle liste d’attesa. Le Marche sarebbero infatti “seconde in Italia” per il rispetto dei tempi delle prestazioni. Una rivendicazione che trasforma una statistica in propaganda, andando a sbattere con la realtà vissuta ogni giorno dai marchigiani, che ci racconta tutt’altro. In verità, le liste d’attesa “migliorano” solo ed esclusivamente perché i cittadini sono costretti a curarsi altrove o sono costretti ad affidarsi al privato. Quei cittadini che, dopo aver provato inutilmente a prenotare una visita o un esame, mettono mano al portafoglio e vanno dal privato o si recano fuori Regione. Quei cittadini  che ricorrono all’intramoenia pagando di tasca propria una prestazione che il servizio pubblico dovrebbe garantire. Quei cittadini che, ahimè, non possono permetterselo e semplicemente rinunciano a curarsi. Se questo è il modo con cui si sono accorciate le liste d’attesa, non siamo davanti a un successo. Siamo davanti alla certificazione di una delle più gravi disuguaglianze che possano esistere: il diritto alla salute che finisce per dipendere dal reddito. Non si spiega perché, altrimenti, sia in costante aumento la mobilità passiva, come la Corte dei Conti ha denunciato recentemente nella parifica del rendiconto. La nostra Regione spende sempre di più per coprire le spese dei marchigiani costretti a curarsi altrove. Un segnale grave e oggettivo di difficoltà e scarsa attrattività.

Mangialardi su intervista ad AcquaroliLa situazione della sanità marchigiana, che Acquaroli delinea come rosea, è in realtà preoccupante. Anche a causa delle riforme che non sono state messe in campo in questi 6 anni. Scopriamo oggi che c’è l’intenzione di rivedere la rete dell’emergenza-urgenza. Ben venga se finalmente lo farà: noi lo chiediamo dall’inizio della scorsa Legislatura! Nel frattempo, abbiamo perso anni preziosi, anni nei quali avremmo potuto utilizzare pienamente le risorse straordinarie del PNRR per costruire una medicina territoriale vera, rafforzare la presa in carico e ridisegnare contemporaneamente la rete dell’emergenza. Se oggi bisogna intervenire proprio su ciò che avevamo chiesto di riformare all’inizio della precedente legislatura, che cosa è stato fatto in questi 6 anni?

Non solo. Anche quelle riforme che sono state messe in campo in modo raffazzonato e maldestro, come il Piano Socio-Sanitario 2023-2025, hanno mostrato nel tempo tutta la loro inefficacia e oggi proprio chi le ha licenziate, ovvero Acquaroli, invoca radicali modifiche senza peraltro comprendere davvero le ragioni del fallimento. In questi 6 anni è stata totalmente trascurata la programmazione sociale. Non a caso, anche nell’intervista non troviamo traccia di dichiarazioni sul welfare e sulla necessità di implementare i servizi sociali a beneficio di fragili, anziani, non autosufficienti. Le Marche di Acquaroli sono la Regione che spende di meno in Italia per la salute mentale. Abbiamo problemi enormi sul fronte dell’assistenza domiciliare integrata, della disabilità, del contrasto a fenomeni endemici con il gioco d’azzardo. Il nuovo piano dovrà essere completamente diverso dal precedente: dovrà essere un piano anche e soprattutto “socio” e non solamente sanitario. L’integrazione tra sociale e sanitario è assolutamente ineludibile ed è stato un grave errore separare in modo netto questi due aspetti che vanno invece tenuti insieme.

Sulla gestione dei rifiuti, poi, la resa è ancora più evidente. Acquaroli dice: “il termovalorizzatore si farà”. E nello stesso tempo riconosce che, prima di scegliere il sito, devono essere individuati i criteri e che la mancata programmazione degli anni precedenti oggi rende tutto più difficile. Ora, dopo 6 anni di governo regionale questa contestazione non può più essere rivolta genericamente al passato, ma è piuttosto il bilancio negativo della loro gestione. Il termovalorizzatore rappresenta proprio l’ammissione del fallimento della programmazione in materia di gestione rifiuti. In questi anni la Regione avrebbe dovuto definire il fabbisogno impiantistico delle Marche, stabilire quali impianti servissero davvero, dimensionarli su scala regionale e individuare criteri e aree idonee. Non è stato fatto. Abbiamo assistito invece a proposte avanzate di volta in volta dai privati, secondo le loro esigenze, con territori costretti a difendersi e amministrazioni locali lasciate sole davanti ai conflitti. Il risultato è che gli impianti necessari all’economia circolare non sono stati realizzati e oggi si presenta il termovalorizzatore quasi come la soluzione inevitabile. Non è affatto così! Gli obiettivi europei impongono di ridurre drasticamente il ricorso alla discarica, aumentare prevenzione, recupero e riciclo e costruire un sistema coerente con l’economia circolare. Non impongono alle Marche di costruire un inceneritore. Anzi, il rischio è esattamente quello opposto: pensare che il termovalorizzatore possa sostituire quella politica impiantistica e quella strategia di economia circolare che in questi anni sono mancate. E c’è anche un problema enorme di tempi. Un termovalorizzatore che deve ancora essere localizzato, autorizzato, progettato e costruito avrà inevitabilmente tempi lunghissimi e non può rappresentare la risposta alle necessità che le Marche hanno oggi. Nel frattempo continueranno a servire gli altri impianti indispensabili per chiudere correttamente il ciclo dei rifiuti. E sia chiaro fin d’ora: Corinaldo non può diventare il luogo sul quale scaricare il fallimento della programmazione regionale.

Maurizio Mangialardi
Consigliere regionale PD Marche

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