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Diritto all’aborto, la consigliera Bora all’attacco della Giunta Regionale

"In questi due anni hanno attaccato con ferocia e senza alcuna remora i diritti delle donne"

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Manuela Bora - foto Bruno Severini

Scopriamo oggi con sorpresa il sincero rispetto che la destra marchigiana nutre per la libertà di scelta delle donne, per il diritto all’aborto, per la piena applicazione della legge 194/78.

Un’ipocrisia disgustosa e inaccettabile: di fronte all’opinione pubblica mobilitata dalla giusta denuncia di Chiara Ferragni sulla difficile situazione nelle Marche in merito, si travestono da agnellini mansueti.

In questi due anni, al contrario, hanno attaccato con ferocia e senza alcuna remora i diritti delle donne.

Se la Giunta Regionale è così attenta al diritto all’aborto, come mai l’assessora regionale Giorgia Latini si è dichiarata “contraria all’aborto” già nel Dicembre 2021?

Una presa di posizione che ha indignato l’intera comunità marchigiana, non solo le donne, e ha indotto una reazione molto decisa della società civile. Nel Febbraio del 2021 la manifestazione per difendere il diritto all’aborto ha portato migliaia di persone a Piazza Roma, ad Ancona: la stessa piazza dove la Meloni ha tenuto il comizio inaugurale della campagna elettorale e che era molto più piena di persone quando ospitò la protesta dei marchigiani rispetto alle dichiarazioni inaccettabili di Giorgia Latini.

Coma mai l’assessore Saltamartini ha più volte fatto riferimento alle strampalate teorie “heartbeat”, totalmente destituite di ogni fondamento scientifico, le stesse che hanno portato il Texas a restringere e praticamente ad abolire il diritto ad interrompere volontariamente la gravidanza?

Come mai la Giunta regionale non ha ritenuto di recepire le “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine” emanate dal Ministero della Salute sulla base di un parere del Consiglio Superiore di Sanità in il 12 Agosto 2020, linee guida che prevedono la possibilità di somministrazione della pillola RU486 nei consultori fino alla nona settimana di amenorrea?

Come mai i consiglieri di maggioranza hanno presentato una proposta di legge di riforma di consultori che apre alle associazioni private dei fondamentalisti “no-choice”?

Come mai nessuno ha mai smentito o criticato le parole di Carlo Ciccioli che lega il diritto all’aborto a una presunta “sostituzione etnica” che sarebbe in corso per rimpiazzare la “razza italiana” con gli immigrati?

La Giunta Regionale, pur di non permettere la somministrazione della pillola nei consultori, è disposta a mettersi contro lo Stato, adottando un atteggiamento eversivo e in sostanza fuori dalla legalità.

Peraltro, anche da un punto di vista legale, la posizione di Regione Marche appare insostenibile, in quanto contraddittoria e non coerente rispetto all’articolo 15 della legge 194/78, nel quale si stabilisce che “le Regioni promuovono l’aggiornamento del personale sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna”.

Su questo tema è pendente un atto di diffida promossa da molte associazioni contro Regione Marche, nella persona del Presidente Acquaroli, affinché adotti ogni misura necessaria a garantire l’applicazione delle linee guida del ministero del 12 agosto 2020.

Se gli amministratori regionali delle Marche vogliono mostrarsi davvero sensibili al diritto all’aborto, invece di pretendere le scuse di chi denuncia le innegabili difficoltà ad interrompere volontariamente la gravidanza nella nostra Regione, farebbero bene a seguire l’esempio di Regioni come Lazio, Toscana, Emilia Romagna ed altre recependo immediatamente le linee guida.

Altrimenti, le parole che leggiamo oggi da parte di Ciccioli e della Leonardi appaiono vuote, inconsistenti, incoerenti, false.

 

da: Manuela Bora

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