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Marche, quando l’impresa la fanno gli immigrati

Sono 13.046 le aziende guidate da stranieri nella nostra regione

lavoro, occupazione, edilizia

Non solo ambulanti, imbianchini o muratori ma anche giardinieri, fornai, sarti, parrucchieri, ristoratori e commercianti al dettaglio. Vengono da lontano ma hanno deciso di fare gli imprenditori nelle Marche. Sono 13.046 le aziende guidate da stranieri nella nostra regione su un totale di 130.880 imprese attive nelle Marche. Tra soci e titolari gli imprenditori stranieri sono 16.751 di cui 9.128 alla guida di una impresa individuale (2.826 le titolari immigrate di imprese al femminile). Oltre un’azienda marchigiana su dieci ha un titolare immigrato. A darne notizia il Centro Studi Cna Marche che ha elaborato i dati del Dossier Statistico Idos 2025, del Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa ed i dati Movimprese Infocamere.

Oltre la metà delle imprese di immigrati riguarda i servizi (36 per cento) e il commercio (23,7) seguiti dall’edilizia (25,4) e dalla manifattura (14,9). Guardando alla nazionalità degli imprenditori stranieri in attività nelle Marche, prevalgono gli albanesi (13,6 per cento). Al secondo posto i rumeni con il 10,4 per cento. Seguono i cinesi con il 9,2 per cento che precedono gli svizzeri (7 per cento) e i marocchini con il 4,7 per cento.

Complessivamente gli stranieri residenti nelle Marche sono 136.526 pari al 9,2 per cento del totale ed uno su nove ha avviato un’attività autonoma. Gli stranieri che vivono nelle Marche sono più poveri dei residenti marchigiani. Il reddito medio di chi vive nelle Marche è di 24.670 euro mentre tra gli immigrati scende a 16.550 euro (- 8.120 euro). A lavorare nelle imprese della regione come dipendenti sono 59.248 immigrati pari al 9,2 per cento dei 644 mila occupati marchigiani. Ben il 60,8 per cento è occupato nel lavoro domestico (colf o badante), il 13,2 per cento in agricoltura, il 10,4 nell’industria, l’8,4 nei servizi e il 7,2 per cento nel commercio. A non avere un lavoro è il 24,3 per cento degli stranieri che vivono nelle Marche.

Secondo i dati Excelsior Unioncamere nel primo trimestre 2026 le imprese marchigiane sono pronte ad assumere il 23 per cento di personale immigrato, soprattutto nel lavoro manuale specializzato.

“Negli ultimi anni” commenta il segretario Cna Marche Moreno Bordoni “si è avuta una notevole crescita di imprese di stranieri nella ristorazione a causa della crescente domanda di cibo etnico da parte dei consumatori. Numerose anche le imprese edili nate sulla spinta dei bonus edilizi e quelle commerciali. Si tratta però di attività deboli, inserite nei comparti meno qualificati dell’offerta. Imprese che nascono e muoiono con grande facilità, in un continuo turn over aziendale. Più solide e strutturate sono le imprese manifatturiere, per lo più gestite da titolari cinesi che operano nella parte bassa della filiera, quasi sempre in subfornitura. Nell’analizzare il fenomeno non si può non rilevare la crescente specializzazione in determinati settori di precise nazionalità. Difficilmente troveremo un cinese sull’impalcatura di un cantiere edile. Più facile trovarli in un ristorante o in una azienda tessile mentre sull’impalcatura è facile trovare un rumeno o un albanese e nel commercio ambulante un immigrato proveniente dal Marocco, dalla Nigeria o dal Senegal. Ulteriori possibilità di sviluppo di attività imprenditoriali di immigrati sono legate alla qualificazione delle competenze acquisite dai migranti nel sistema formativo regionale ed al sostegno alle start up innovative avviate da stranieri”.

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