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Disostruiti il fiume Esino, il torrente Riobono, il fosso Misa e il torrente Esinante

"Restituite funzionalità e fluidità"

Le ruspe sul fiume Misa di Senigallia per gli interventi di manutenzioen idraulica e messa in sicurezza

Gli ultimi lavori del Consorzio prima del fermo previsto dalla legge Ha eseguito numerosi lavori il Consorzio di bonifica in provincia di Ancona (e Macerata) prima del fermo del taglio vegetazionale per la tutela dell’avifauna selvatica previsto dalla legge.

Grazie alle segnalazioni giunte al call center, l’agronomo dell’ente che segue le zone di alta collina e montagna, Samuele Mencaroni, ha elaborato i progetti per restituire funzionalità e fluidità ai corsi d’acqua spesso ostruiti dalla vegetazione caduta in alveo. Tra i più importanti, quello che ha coinvolto il torrente Esinante, nel Comune di Apiro (MC), dove i lavori hanno interessato un lungo tratto di circa 1100 metri di sponde. “Il torrente in questione – riferisce l’agronomo – era ostruito per la presenza di piante morte e ramaglie cadute in alveo che impedivano il regolare deflusso delle acque”.

Poco prima, il Consorzio era intervenuto anche sul fosso Misa (affluente dell’omonimo fiume), in località Case Leonardi (frazione di Magnadorsa, Comune di Arcevia). I lavori hanno coinvolto un tratto di circa 400 metri in cui il fosso era completamente chiuso per la presenza di vegetazione viva e morta e l’accumulo di materiale litoide. “In questo caso – riprende l’agronomo Mencaroni – si è provveduto alla trinciatura, all’espurgo e alla riprofilatura della sezione dell’alveo, per consentire che l’acqua defluisse regolarmente”.

Gli ultimi due lavori hanno riguardato il fiume Esino (in località Casa le Busche, nel Comune di Cerreto d’Esi) e il torrente Riobono (in località Serpaio, nel Comune di Fabriano). Nel primo caso è stato rimosso il materiale ligneo (alberi secchi caduti in alveo e ramaglie) accumulatosi lungo il corso del fiume. Nel secondo caso, l’intervento ha interessato un tratto di circa 600 metri, dove il torrente Riobono era completamente chiuso.

La situazione era aggravata dalla presenza di alberature che insieme alle ramaglie creavano una situazione di pericolo. “In questo ultimo caso – conclude l’agronomo Mencaroni – abbiamo provveduto alla trinciatura del materiale vegetale vivo, alla rimozione del materiale ligneo all’espurgo del materiale litoide, con la successiva riprofilatura della sezione dell’alveo”.

Redazione Marche Notizie
Pubblicato Venerdì 5 aprile, 2019 
alle ore 13:55
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