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Primo suicidio medicalmente assistito in Lombardia. “Ora anche nelle Marche”

Mangialardi: "La proposta è del 2022. Bene il confronto in commissione, ma poi il Consiglio regionale dovrà decidere"

Malattia, fine vita, ospedale, sanità

La notizia del primo suicidio medicalmente assistito realizzato in Lombardia nell’ambito del Servizio sanitario regionale dimostra che le sentenze della Corte Costituzionale non possono essere ignorate.

I servizi sanitari regionali sono già oggi chiamati concretamente a farsi carico delle legittime richieste formulate da parte di soggetti titolati ad accedere al suicidio medicalmente assistito.

Per ulteriore chiarezza e per fornire un quadro normativo definito, seguendo la sollecitazione della stessa corte costituzionale, molte Regioni hanno provveduto ad approvare specifiche leggi.

Nelle Marche, ho presentato la proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito già nel 2022. Una proposta che non arrivò alla discussione e alla decisione del Consiglio regionale e che ho voluto ripresentare all’inizio di questa legislatura.

Ora è iscritta al prossimo Consiglio regionale e con ogni probabilità verrà rinviata alla Commissione competente. Non considero il passaggio in Commissione un problema. Al contrario, su una materia così delicata ritengo giusto e necessario costruire una discussione seria e approfondita, ascoltando medici, giuristi, esperti di bioetica, associazioni, il mondo delle cure palliative e le diverse sensibilità culturali e religiose.

Ma deve essere altrettanto chiaro un punto: il rinvio in Commissione deve servire ad approfondire, non a rinviare ancora.

Sono trascorsi quattro anni dalla prima presentazione della proposta. Abbiamo quindi il dovere di utilizzare il lavoro della Commissione per entrare finalmente nel merito, verificare e migliorare il testo laddove necessario e poi riportarlo in Aula affinché il Consiglio regionale si pronunci e decida.

Il tema che poniamo alla Regione è concreto: quando una persona che ritiene di trovarsi in quelle condizioni si rivolge al Servizio sanitario regionale, deve sapere chi valuta la sua richiesta, attraverso quale percorso, con quali garanzie e in quali tempi.

La nostra proposta disciplina proprio questo percorso: verifiche rigorose e multidisciplinari, accertamento della piena libertà e consapevolezza della scelta, rispetto dei requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale e garanzia dell’accesso alle cure palliative.

Regolamentare non significa incentivare. Significa garantire diritti, tutelare le persone più fragili ed evitare che davanti a una scelta così drammatica si aggiungano incertezza, disuguaglianze e solitudine.

Rispetto profondamente chi, per ragioni etiche, culturali o religiose, ha una posizione diversa. Proprio per questo voglio una discussione vera, aperta e senza pregiudizi.

La Commissione sia dunque il luogo dell’approfondimento e del confronto. Ma alla fine di quel percorso la proposta deve tornare in Aula. Dopo quattro anni, il Consiglio regionale delle Marche deve assumersi la responsabilità di discutere e decidere.

Maurizio Mangialardi
Consigliere regionale PD Marche

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