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Attentati a Parigi, da Ceriscioli e Comi messaggi di vicinanza: “Reagire al terrore”

Governatore Marche: "Senza paura contro l'odio". Segretario PD Marche: "Difendere libertà e democrazia con risposta unitaria"

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Attentati a Parigi del 13 novembre

“Sgomento e dolore nel vedere le immagini che scorrono davanti ai nostri occhi da ieri sera (13 novembre ndr). Voglio esprimere la solidarietà della giunta e di tutta la Regione Marche al popolo francese. Vicinanza anche ai marchigiani coinvolti rimasti feriti durante l’attacco al teatro.

La comunità internazionale e l’Europa uniti sapranno sicuramente reagire con fermezza e senza paura contro l’odio e il terrorismo, tenendo alti i valori di fratellanza, solidarietà che contraddistinguono la nostra comunità. In segno di lutto e vicinanza oggi e domani saranno listate a lutto le bandiere di Palazzo Raffaello”. Lo afferma in una nota il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli.

“Oggi è il giorno del dolore e della rabbia. È il giorno della solidarietà e del cordoglio. Ma oggi è anche il giorno in cui rinnoviamo, con ancora più forza, il nostro impegno per un mondo libero e democratico, contro ogni violenza e ogni terrorismo”. Così il segretario regionale del Partito Democratico Marche, Francesco Comi, intervenendo sugli attentati terroristici che hanno colpito Parigi la notte del 13 novembre.

“Le vittime francesi – prosegue il segretario – sono anche le nostre vittime, sono nostri fratelli e concittadini. Parigi ferita è anche casa nostra. L’oltraggio subìto dalla Francia è un oltraggio all’umanità intera. Non ci arrenderemo alla paura per fare il gioco di questi mestieranti del terrore. Quello che serve è una risposta unita e solida della comunità internazionale, per isolare chi semina odio e difendere i principi di libertà e democrazia indispensabili al vivere civile e fraterno.

Esprimiamo anche vicinanza – conclude Comi – ai cittadini marchigiani rimasti incagliati nell’inferno parigino. A loro va il nostro pensiero, con la speranza che possano tornare presto alla loro normalità. Quella normalità che è un diritto di ciascuno di noi e che siamo chiamati a difendere nel nome della libertà e della civiltà”.

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