Precarietà, Uil Marche: “Fenomeno in crescita, stabile appena il 10% dei contratti”
A pagare il costo sociale più alto sono i giovani e le donne

Aumenta il peso delle forme contrattuali precarie e mentre continua a ridursi il ricorso ai contratti a tempo indeterminato, a pagare il costo sociale più alto sono i giovani e le donne.
È l’analisi dell’Ufficio studi Uil Marche che ha elaborato i dati del primo trimestre 2026 dell’Osservatorio Inps sul mercato del lavoro. Tra gennaio, febbraio e marzo le assunzioni a tempo indeterminato sono state 6.606, in diminuzione rispetto alle 6.824 dello stesso periodo dell’anno precedente.
La tipologia contrattuale maggiormente utilizzata è il contratto a termine con 20.136 assunzioni (20.360 nel 2025) seguito dal contratto intermittente con 8.665 assunzioni (7.705 nel 2025), dal contratto di somministrazione con 7.359 (7.423 nel 2025), dal contratto stagionale con 2.895 assunzioni (3.268 nel 2025) e dal contratto di apprendistato con 2.388 (2.531 nel 2025).
“Un segnale che dimostra come la precarietà stia assumendo un carattere sempre più strutturale nel mercato del lavoro marchigiano – spiega Antonella Vitale, coordinatrice dell’Ufficio studi – e che segue un 2025 che per le Marche ha visto l’attivazione di 215.453 rapporti di lavoro, un dato sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Un elemento preoccupante è rappresentato dal fatto i contratti a tempo indeterminato rappresentano solo una quota marginale delle nuove assunzioni, fermandosi a 22.874, in lieve diminuzione rispetto ai 23.087 del 2024. A prevalere sono invece i contratti a termine, che sfiorano gli 84 mila rapporti, seguiti dai contratti intermittenti, in crescita rispetto al 2024 fino a 43.828, dalla stagionalità e dalla somministrazione, mentre continua a ridursi il ricorso all’apprendistato, fondamentale per l’ingresso qualificato dei giovani nel mondo del lavoro”.
L’analisi evidenzia inoltre profonde differenze tra uomini e donne. Le assunzioni femminili risultano in diminuzione rispetto al 2024 e, soprattutto, le lavoratrici continuano a essere impiegate prevalentemente con rapporti di lavoro precari. I contratti a tempo indeterminato destinati alle donne sono, infatti, quasi la metà di quelli riservati agli uomini (8.437 contro 14.437), confermando una disparità che continua a caratterizzare il mercato del lavoro regionale.
Particolarmente critica è anche la situazione dei giovani. Nella fascia fino a 29 anni si concentra il maggior numero di assunzioni ma solo una minima parte avviene con contratto stabile. Questo significa che l’ingresso nel mondo del lavoro continua a essere segnato da incertezza e precarietà, con conseguenze che incidono sulle prospettive di autonomia, sulla possibilità di costruire un progetto di vita e sulla stessa crescita economica del territorio.
“Di fronte a questo scenario – commenta Claudia Mazzucchelli, segretaria generale della Uil Marche – è necessario un cambio di passo. Occorrono politiche attive del lavoro capaci di incentivare l’occupazione stabile, sostenere l’occupazione femminile e giovanile e favorire investimenti di qualità. Allo stesso tempo è fondamentale che il sistema produttivo regionale punti maggiormente sulla valorizzazione del capitale umano, superando un modello occupazionale fondato sull’eccessivo ricorso ai rapporti di lavoro precari.
Il lavoro stabile deve tornare a essere il principale indicatore della qualità dello sviluppo economico regionale. Solo attraverso occupazione sicura, salari adeguati e percorsi professionali duraturi sarà possibile contrastare il fenomeno del lavoro povero e offrire prospettive concrete ai giovani e alle donne marchigiane”.


















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