“Effetto guerre” sulla spesa: aumenta l’economia di prossimità
Amaranti (Confartigianato Marche): "Cresce il valore economico e sociale delle attività radicate nei territori"

In un contesto internazionale segnato da guerre, tensioni geopolitiche e crescente frammentazione delle filiere globali, l’economia di prossimità torna ad assumere un ruolo strategico per la competitività dei territori e delle imprese artigiane. Accanto ai grandi flussi del commercio internazionale si rafforza infatti una dimensione economica fondata sulla vicinanza tra imprese, comunità e consumatori, dove contano la qualità dei prodotti, le competenze del lavoro, le relazioni sociali e il valore del territorio.
Dalla crisi finanziaria del 2008 alla crisi dei debiti sovrani europei, dalla pandemia alla guerra in Ucraina, fino all’attuale guerra nel Medio Oriente. In questo scenario, segnato anche dall’aumento dei dazi e dal ritorno di politiche protezionistiche, le catene globali del valore si stanno riconfigurando e aumenta la frammentazione del commercio internazionale.
In un mondo sempre più incerto, sottolinea Moira Amaranti Presidente di Confartigianato Marche, la prossimità torna ad essere un fattore competitivo: le micro e piccole imprese e l’artigianato dimostrano come la qualità del lavoro, il radicamento territoriale e la relazione con le comunità possano rafforzare la resilienza dell’economia reale.
Nelle Marche, secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono 349.000 i consumatori che acquistano prodotti a chilometri zero, il 26,3% della popolazione.
In questo contesto, ribadisce la Presidente di Confartigianato Marche Moira Amaranti, cresce il valore economico e sociale delle attività radicate nei territori: le micro e piccole imprese e l’artigianato rappresentano uno dei pilastri di questa economia della prossimità, capace di generare valore attraverso la qualità delle produzioni locali, i servizi alle comunità e la cura del paesaggio e dell’ambiente. Pensiamo all’importanza dei centri commerciali naturali.
Nella valutazione dei confini territoriali della competitività delle imprese, le micro e piccole imprese e le imprese artigiane, secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, evidenziano una marcata presenza sui mercati di prossimità. Il 64,9% delle micro e piccole imprese tra 3 e 49 addetti, individua i propri concorrenti all’interno dello stesso comune e il 52,8% negli altri comuni all’interno della stessa regione.
Nel dettaglio, sono soprattutto le microimprese tra 3 e 9 addetti a riconoscersi in un mercato prevalentemente locale: il 69,7% individua i propri concorrenti all’interno dello stesso comune e il 52,2% all’interno della stessa regione. Tra le piccole imprese tra 10 e 49 addetti si ampliano in modo importante i confini nazionali (43,4%) e in parte anche quelli esteri (15,5%) sebbene continuino a prevalere i riferimenti locali, con il 55,3% che individua i propri concorrenti all’interno della stessa regione e 44,7% all’interno dello stesso comune. Rimane comunque alta l’attenzione per la ricerca di nuovi mercati.
Questo rilevante sistema di imprese che operano a livello locale intercetta una diffusa domanda di prodotti di prossimità. Nel 2024 in Italia vi sono 12,3 milioni di consumatori che hanno acquistato prodotti a chilometri zero, che rappresentano il 23,5% della popolazione di 14 anni ed oltre.
da: Confartigianato Marche



















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