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Comi-Marcolini: è braccio di ferro interno al PD Marche

Il neo presidente Ceriscioli in bilico tra il no dei dem e la deroga per l'ex assessore; forse una terza ipotesi

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Francesco Comi e Pietro Marcolini

Il braccio di ferro sulla giunta regionale tra l’area del Pd che sostiene Francesco Comi, segretario regionale dei democratici, e Pietro Marcolini, assessore per due mandati di Gian Mario Spacca, è l’insidia di queste ore per Luca Ceriscioli, presidente in carica delle Marche.

Lo riporta l’agenzia DIRE che si sofferma sulla possibilità o meno per Marcolini di effettuare un terzo mandato, possibilità assoggettata all’articolo 24 del regolamento del Pd marchigiano: “Ferme restando le disposizioni dell’articolo 22 dello statuto nazionale – si legge nel regolamento regionale marchigiano – gli iscritti al Partito democratico non possono ricoprire nello stesso ente per più di due mandati consecutivi l’incarico di assessore comunale, provinciale, regionale. In tali periodi si computano anche quelli ricoperti con altri partiti”.

Per i democratici vicini a Comi dunque il “no” al terzo mandato di Marcolini come assessore è chiaro e stanno facendo circolare un documento da firmare tra i membri dell’assemblea regionale del Pd.
La contromossa dell’area vicina all’ex assessore della giunta Spacca è quella invece di chiedere una deroga, una possibilità che lo stesso statuto regionale, sempre all’articolo 22 ma al comma due, prevede: “Eventuali deroghe alle disposizioni di cui ai commi precedenti devono essere deliberate – si legge nel documento – dall’assemblea del livello di partito competente (in questo caso quella regionale composta da 163 membri, Ndr), con votazione palese, con il voto favorevole della maggioranza dei presenti su proposta motivata del relativo segretario”.

Gli ambienti vicini a Marcolini accreditano che la maggioranza dei componenti dell’assemblea stia dalla parte dell’ex assessore, ma i giochi sono ancora tutti da fare. Non è da escludere la terza ipotesi, quella che si inserisce tra i due litiganti, e cioè che Ceriscioli sparigli non scegliendo né l’una né l’altra parte. Il presidente potrebbe preferire magari una chiamata interna tra gli eletti, oppure una differente esterna. Resta il fatto che per il segretario sono ore delicate (DIRE).

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