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Fine vita: dal PD Marche il saluto commosso a Max Fanelli morto di sla

Le parole di Busilacchi e Comi e la promessa d'impegnarsi per portare a termine la sua battaglia sull'eutanasia

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Massimo Max Fanelli

Con profondo dolore ho appreso della scomparsa di Max Fanelli, un uomo che ha avuto il coraggio di fare della sua vita, colpita dalla malattia, uno strumento di lotta. Si è battuto fino all’ultimo perché questo Paese si doti di una legge sul fine vita. Non ha avuto il tempo di vederla approvare, ma di certo la sua azione indefessa e coraggiosa è stata uno sprone fondamentale per la politica, che ne ha finalmente avviato la discussione in Parlamento“.

Così il Presidente del Gruppo PD della Regione Marche, Gianluca Busilacchi, alla notizia della morte di Max Fanelli, il senigalliese malato di Sla, portavoce di una forte battaglia per l’approvazione di una legge sull’eutanasia.

La politica – prosegue – ha il dovere e la responsabilità di decidere e legiferare, specie su temi tanto delicati quali l’eutanasia. Auspico che quanto prima entri in vigore una legge specifica, in nome della tenacia di Max e del rispetto della dignità umana, perché le tante persone che si trovano nella sofferenza dello stadio terminale della propria vita possano avere facoltà di scelta sulla loro esistenza, secondo la propria coscienza. A nome mio e del Gruppo consiliare del Partito Democratico delle Marche, esprimo profondo cordoglio alla moglie di Max, Monica, suo punto di forza in questo arduo e lungo percorso e a tutta la sua famiglia. Terremo con noi il ricordo della sua persona, del suo senso civico e del suo coraggio“.

Sulla stessa linea il segretario regionale del Partito Democratico Marche, Francesco Comi: “A nome mio e di tutto il Partito Democratico delle Marche, esprimo cordoglio e vicinanza alla famiglia di Max Fanelli, che perde, come tutti noi, un uomo forte, coraggioso, che ha messo la sua voce, la sua faccia ed il suo corpo, provati dalla malattia, nella battaglia per una legge che regoli il fine vita. Se la politica finora ha titubato, ora non possiamo più permetterci di aspettare. La battaglia di Max è una battaglia di tanti, di tutti. A noi il dovere assoluto di portarla a compimento. Perché un Paese civile deve tutelare la dignità umana, in qualsiasi situazione, specie in quelle più dolorose, come il fine vita“.

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