Errore durante il parse dei dati!
MarcheNotizie.info
Versione ottimizzata per la stampa

Violenza di genere, la Uil denuncia una rete ancora fragile nelle Marche

Solamente cinque i centri antiviolenza attivi in tutto il territorio regionale

pesaro-prefettura-violenzadonne

Una coperta troppo corta mentre per tutelare le donne dalla violenza occorrono più strumenti e più integrazione tra servizi. Lo evidenzia la Uil Marche all’analisi del report Istat 2024 sui centri antiviolenza, che restituisce un quadro in chiaroscuro: da un lato la crescita del sistema di supporto, dall’altro criticità strutturali che continuano a ostacolare i percorsi di uscita dalla violenza.

In Italia sono attivi 409 centri antiviolenza e oltre 61 mila donne si sono rivolte a queste strutture nel corso dell’anno. Più di 36 mila hanno intrapreso un percorso di fuoriuscita. Numeri in aumento che, però, non indicano un miglioramento, ma la persistenza di un fenomeno diffuso e radicato.

Nelle Marche la situazione appare ancora più delicata: i centri attivi sono soltanto cinque. “Un numero che, se rapportato alla popolazione femminile, evidenzia una rete ancora fragile e insufficiente a garantire una copertura capillare del territorio. Il tema non è solo quantitativo, ma qualitativo. Il report evidenzia come uno degli strumenti fondamentali per la protezione delle donne – la valutazione del rischio – nelle Marche venga applicato solo al 10,2% delle donne che si rivolgono ai centri, uno dei valori più bassi a livello nazionale. Questo dato segnala una criticità strutturale: senza una valutazione tempestiva e sistematica del rischio, aumenta l’esposizione a situazioni di pericolo anche grave”, sottolinea Alessia Ciaffi, coordinatrice regionale UIL Pari Opportunità.

“La violenza – spiega Antonella Vitale, responsabile dell’Ufficio Mobbing e Stalking della Uil Marche – si conferma nella maggior parte dei casi domestica: circa l’80% degli episodi è riconducibile a partner o ex partner. Non si tratta di episodi isolati, ma di un fenomeno sistemico che assume forme diverse, dalla violenza fisica a quella psicologica, economica e sessuale. Proprio la dimensione economica pesa in modo decisivo: oltre 4 donne su 10 subiscono forme di controllo finanziario che limitano l’autonomia”.

Un elemento rilevante riguarda anche l’età: nelle Marche cresce il numero di donne tra i 30 e i 39 anni che chiedono aiuto, segnale di una maggiore consapevolezza ma anche della diffusione del fenomeno. Preoccupante anche il coinvolgimento dei figli: nel 79,2% dei casi assistono alla violenza e in un quarto delle situazioni ne sono vittime dirette.

“Per questo è fondamentale rafforzare strumenti come il reddito di libertà, che nelle Marche rappresenta ancora un’opportunità troppo limitata rispetto al bisogno reale. Senza autonomia economica, uscire dalla violenza diventa estremamente difficile”, aggiunge Ciaffi.

Dall’analisi emerge infatti che indipendenza economica e rete di supporto sono fattori decisivi per il successo dei percorsi di uscita. Da qui la necessità di un cambio di passo: investimenti strutturali, potenziamento dei centri, maggiore integrazione tra servizi sociali, sanitari e politiche del lavoro.

La violenza di genere non è un’emergenza temporanea, ma una questione strutturale. Contrastarla significa rafforzare diritti, autonomia e dignità, a partire dai territori dove la rete è ancora troppo debole.

Commenti
Ancora nessun commento. Diventa il primo!
ATTENZIONE!
Per poter commentare l'articolo occorre essere registrati su Marche Notizie e autenticarsi con Nome utente e Password

Già registrato?
... oppure Registrati!