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Tra cento vini migliori d’Italia, il Marche Bianco “PrimodiCupi” 2021 di Coppacchioli Tattini

Riconoscimento dal Golosario per l'azienda di Cupi di Visso guidata dalla ventisettenne Ginevra Coppacchioli

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Marche Bianco "PrimodiCupi" 2021 di Coppacchioli Tattini tra i cento vini "migliori" d'Italia

Nella più recente edizione del Golosario, presentata all’inizio del mese, il numero 22, curato da Paolo Massobrio e Marco Gatti, annovera il Marche Bianco “PrimodiCupi” 2021 di Coppacchioli Tattini tra i cento vini “migliori” d’Italia.

L’azienda, guidata da Ginevra Coppacchioli, ventisette anni, si distingue per il coraggio di coltivare viti nel vigneto più elevato delle Marche, sicuramente tra i primi cinque in Italia per altitudine. Ginevra ha vissuto in varie parti del mondo, tra Lombardia, Argentina, Brasile e Venezuela, seguendo il lavoro del padre ingegnere, ma ha mantenuto sempre un legame profondo con il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, nutrendo il sogno di produrre vino su queste montagne.

Ginevra CoppacchioliL’opportunità di realizzare questo sogno si concretizza nel 2013, grazie anche al supporto del padre Angelo e ai consigli preziosi dello zio Nazareno, anch’egli vignaiolo. In quell’anno, viene piantata la prima vigna in una conca riparata dalle montagne. Il PrimodiCupi prende vita dopo la vendemmia, che si svolge dopo la seconda decade di ottobre. Questo vino, vinificato in acciaio con pressatura soffice e fermentazione a temperatura controllata, presenta un colore giallo con riflessi dorati e al naso offre note di frutta esotica e sambuco. In bocca, si distingue per la sua immediatezza, con un’acidità tagliente e un carattere fresco, accompagnato da erbe aromatiche e fiori di montagna.

Nonostante il suo sogno ambizioso, Ginevra diversifica la produzione in quasi due ettari, introducendo vitigni internazionali che si adattano bene a questo ambiente. Attualmente, la tenuta, completamente biologica, conta cinque ettari di vigneti (per un totale di 8 mila bottiglie), tutti concentrati nella conca di Cupi. Tre di essi sono destinati alla produzione di vissanello, pinot nero e chardonnay, mentre gli altri due, recentemente piantati, includono pinot nero, vissanello e malbech. Quest’ultimo è stato scelto da Ginevra a causa delle similitudini di microclima e terreno che ha riscontrato in questa zona delle Marche durante la sua esperienza a Mendoza, in Argentina. In questo modo, la storia affascinante della produzione vinicola marchigiana si sviluppa e si arricchisce nel tempo.

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