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Le imprese marchigiane femminili chiudono il 2020 con un saldo di 355 aziende in meno

Le aziende più esposte ai venti della crisi sono quelle guidate da giovani donne under 35

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produzione industriale, industria, operai, lavoro

C’è voluto il Covid per interrompere la crescita di imprese femminili nelle Marche. Una rincorsa che andava avanti da sei anni e che, per la prima volta, nel 2020, ha registrato una decisa frenata.

Negli ultimi dodici mesi le imprese femminili in attività sono scese da 34.623 a 34.268. Si tratta di 355 aziende in meno che hanno provocato anche la scomparsa di 1.200 posti di lavoro. Dall’analisi del Centro Studi Cna Marche emerge che il calo più consistente si è avuto nelle province di Ancona (-170) e Macerata (-123). Più limitata la diminuzione di imprese femminili nei territori di Pesaro e Urbino (-66), e di Fermo (-14). In controtendenza la provincia di Ascoli Piceno, dove le imprese delle donne aumentano di diciotto unità.

Le imprese più esposte ai venti della crisi sono quelle guidate da giovani donne under 35. Nelle Marche attualmente sono 3.567 ma erano 3.865 un anno fa. Se ne sono perse per strada 298.

A livello settoriale, il calo delle imprese femminili si concentra in termini assoluti in agricoltura (-219 imprese), nel commercio (-140) e nelle manifatture (-108). Crescono di numero, invece, le imprese femminili in alcuni settori dei servizi a forte contenuto di conoscenza: informazione e comunicazione (+17 unità), finanziarie e assicurative (+11 unità), immobiliari (+45 unità), noleggio agenzie viaggio servizi di supporto alle imprese (+33), istruzione (+7).

Tra i settori manifatturieri, il conto del Covid lo paga soprattutto il sistema moda (-74 imprese) e, in particolare, le pelli e calzature (-55 unità). Seguono le industrie alimentari (-17) e quelle della meccanica (-9).

“Sull’imprenditoria femminile” affermano la presidente di Cna Impresa Donna Marche Emilia Esposito e la responsabile regionale Sara Catalini“occorre continuare ad investire con convinzione. In una fase così difficile, la ripresa economica, passa anche e soprattutto dalle donne che fanno impresa. Le imprese femminili hanno dimostrato di essere più socialmente responsabili, più attente alla sostenibilità ambientale ed hanno grandi margini di crescita, come si è visto negli anni precedenti la pandemia, quando le imprese marchigiane diminuivano ma quelle guidate da donne crescevano. Per aiutarle a superare la crisi pandemica servono non solo puntuali e adeguate misure di ristoro ma anche supporti per la digitalizzazione e misure per facilitare l’accesso al credito delle imprese femminili, attraverso un rifinanziamento di Uni.Co e degli altri Confidi marchigiani. Inoltre le imprenditrici chiedono la incentivazione degli strumenti di welfare e di conciliazione tra la vita familiare e quella lavorativa.”

La liquidità e l’accesso al credito sono i problemi più grandi per le imprese delle donne. Secondo una indagine Unioncamere, i cui dati sono stati elaborati dal Centro Studi Cna Marche, il 38 per cento delle imprenditrici ha denunciato problemi di liquidità mentre il 18 per cento ha lamentato più vincoli nell’accesso al credito. Oltre la metà delle imprese femminili lamenta una riduzione del fatturato nel 2020. Sul futuro c’è grande cautela. Solo il 29 per cento dichiara che tornerà ai livelli pre covid nel 2021, per il 29 per cento si dovrà attendere il 2022 e, addirittura, per il 10 per cento, la ripresa è rinviata al 2023.

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