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I giornalisti delle Marche in piazza per la libertà di stampa

"Ricordiamoci che frasi come quelle di Di Maio possono avere conseguenze sui tanti giornalisti locali sottopagati"

Stampa, giornalismo, quotidiani

“Siamo qui in difesa dell’articolo 21 della Costituzione, in difesa di un principio che è fondamentale per ogni cittadino e non solo per i giornalisti: la libertà di stampa”.

Il segretario del Sindacato Giornalisti Marchigiani, Piergiorgio Severini, così ha riassunto il senso del flash mob che martedì 13 novembre ha coinvolto un centinaio di giornalisti davanti alla prefettura di Ancona.

L’iniziativa promossa questa mattina dalla Fnsi, Federazione Nazionale della stampa e dal Sigim, subito appoggiata dall’Ordine dei Giornalisti, ha toccato tutti i capoluoghi di Regione.

Importante, prima del flash mob, l’incontro con il prefetto Antonio D’Acunto di Ancona.

“Il prefetto chiaramente non ha potuto prendere una posizione, ma ci ha ascoltato e ha sottolineato le parole del Capo dello Stato Mattarella che è intervenuto per riportare la discussione su giusti binari dopo l’attacco che esponenti del Governo hanno riservato ai giornalisti e alla libertà di informazione”, aggiunge il segretario del Sigim.

Il presidente dell’Ordine, Elisei, ha ribadito dentro e fuori dalla prefettura che “questa non è una difesa corporativa. La riprova arriva dalle azioni che il consiglio di disciplina dell’Ordine porta avanti proprio a tutela della corretta informazione e della professionalità dei giornalisti. C’è chi sbaglia, ma non si può generalizzare ed è inaccettabile un attacco come quello subito dal ministro Di Maio. Troppo spesso la voce critica viene letta dal potere come pregiudizio”.

Al presidente dei cronisti delle Marche, Vitali, il compito di parlare della base della piramide dell’informazione: “Non ci si rende conto che frasi come quelle espresse dai vertici della politica poi possono avere conseguenze pesanti a livello locale, dove i giornalisti già combattono contro precariato e articoli pagati pochi euro subendo, spesso, attacchi alla loro professione e professionalità a cominciare dai social. Dove già tutto è permesso e dove insulti ed epiteti come quelli dei giorni scorsi danno forza e linfa per proseguire in campagne che arrivano anche all’intimidazione”.

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