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Banca Marche, dubbi sui criteri del fondo ristoro agli azionisti

Chiesto incontro con i sottosegretari di stato al MEF

Banca Marche, sede di Jesi

L’Unione Nazionale Consumatori Marche (avv. Corrado Canafoglia), le Associazioni “Azionisti Privati Banca Marche” (Enrico Filonzi) e “Difendiamo Banca Marche” (Sandro Forlani) chiedono di incontrare i sottosegretari di stato al MEF On. Dr. Massimo Bitonci (Lega) e On. Dr. Alessio Mattia Villarosa (M5S) per discutere del fondo ristoro agli azionisti che verrà inserito nella prossima Legge di bilancio 2019.

Dai media abbiamo appreso l’intento del Governo di prevedere nel D.E.F. un fondo ristoro di € 1,5 miliardi da destinare agli azionisti truffati nei casi delle 4 banche risolute e delle 2 banche venete. Sempre dai media abbiamo appreso che, dal suo insediamento, il Governo ha ricevuto alcuni rappresentanti di azionisti dei vari crack bancari, ma in tali riunioni non sono stati mai convocati quelli degli azionisti di Banca Marche.

Abbiamo inoltrato un’istanza ufficiale diretta ai sottosegretari Bitonci e Villarosa chiedendo di essere convocati per sottoporre loro le istanze degli azionisti di Banca Marche e per evidenziare alcune criticità nelle modalità di accesso.

La stessa istanza è rivolta anche ai parlamentari marchigiani. Pur apprezzando la volontà e l’attenzione del Governo verso i risparmiatori truffati, evidenziamo alcune criticità:

1- le domande saranno liquidate in base all’ordine cronologico di arrivo.
Tale criterio penalizzerebbe oltre modo i risparmiatori di Banca Marche, costituito per buona parte da anziani che non hanno grande dimestichezza con i sistemi telematici.

Nel caso Banca Marche, ma ritengo anche per le altre 3 banche risolute, si pone il problema del reperimento dei documenti, posto che la messa in liquidazione dell’Istituto impedisce di fatto l’accesso rapido ad essi.

Se l’ordine cronologico di arrivo è dirimente tra chi presenta l’istanza, è chiaro che si avrebbe una sperequazione a favore di chi ha una maggior capacità di accesso ai sistemi telematici ed ai documenti, non ultimi per questo aspetto i risparmiatori delle banche venete, che invece hanno una possibilità di accesso migliore rispetto ai truffati da Banca Marche.

Considerato poi che il fondo di € 1,5 miliardi, seppur costituisce un’importante impegno per le finanze pubbliche, in realtà non copre l’ammontare delle perdite subite da tutti gli azionisti a cui il provvedimento è destinato, per cui ne deriva che chi prima deposita l’istanza ha maggiori possibilità di accesso al ristoro.

Per ovviare a tale problema suggeriamo di fissare un lasso di tempo congruo entro il quale depositare le istanze corredate dai documenti, decorso il quale e determinato l’ammontare globale delle richieste ammesse, ripartire il fondo tra gli aventi diritto in proporzione alle loro istanze e non all’ordine cronologico di arrivo.

2- Sulle istanze deciderebbero dei collegi arbitrali da organizzare in seno all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), istituito presso la Consob, nonostante la Legge Finanziaria 2017-2018 prevedesse il rimborso in presenza di un provvedimento di un’Autorità Giudiziale o di un Collegio arbitrale da istituirsi presso l’Anac.

Si rappresenta che già questo organismo (ACF) si è pronunciato sui ricorsi presentati da alcuni risparmiatori e nel caso Banca Marche si è espresso riconoscendo il danno per le sole somme corrisposte dagli azionisti nell’ambito dell’aumento di capitale sociale del 2012.

Tale posizione, che peraltro contestiamo, limita oltremodo lo spazio di risarcibilità degli azionisti di Banca marche. Auspichiamo pertanto la previsione nel decreto di una norma che superi tale orientamento costante dell’ACF penalizzante per i risparmiatori di Banca Marche.

3- Tra i titolari di azioni figurano altresì le fondazioni bancarie e società esercenti impresa creditizia (banche), nonché soggetti oggi coinvolti a vario titolo nei processi penali instaurati per accertare le responsabilità relative ai vari crack bancari.

Nel caso di Banca Marche un istituto bancario primario deteneva il 7% circa del capitale sociale, solo per fare un esempio.

Pertanto chiediamo che da tale ristoro restino esclusi banche, fondazioni o indagati e/o coloro che avevano un ruolo gestionale o di controllo negli istituti.

L’ammontare delle azioni in possesso di tali soggetti nel loro complesso è rilevante e se ammessi al fondo ridurrebbe sensibilmente la quota spettante ai singoli azionisti, persone fisiche o giuridiche.

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